Perché in Italia i risarcimenti sono molto più bassi che negli USA?
Il mito americano che non ci abbandona, risarcimenti malasanità USA Vs. Italia.
Nei film e nelle serie TV americane la scena si ripete spesso: una giuria emozionata condanna un grande ospedale a pagare decine di milioni di dollari a un paziente danneggiato. Quella scena si è impressa nell’immaginario collettivo, tanto che molti italiani vittime di malasanità si chiedono: “Ma perché da noi non funziona così?” La risposta non è semplice, ma è comprensibile. I due sistemi — quello americano e quello italiano — si basano su filosofie giuridiche profondamente diverse, su procedure distinte e su culture del risarcimento che partono da presupposti opposti. Capire queste differenze non significa rassegnarsi: significa affrontare la propria situazione con occhi aperti, evitando illusioni che possono costare tempo, denaro e delusioni.
Giuria popolare o giudice tecnico: una differenza che conta
Il primo grande divario riguarda chi decide. Negli Stati Uniti, nelle cause civili per responsabilità medica, è spesso una giuria di cittadini comuni a valutare i fatti e a stabilire l’importo del risarcimento. I giurati non sono giuristi: decidono sulla base delle emozioni, delle testimonianze, delle argomentazioni degli avvocati. In un sistema simile, un caso raccontato in modo efficace può portare a cifre astronomiche. In Italia, invece, la causa civile è decisa da un giudice togato, cioè un magistrato professionista. Il giudice ragiona sulla base di norme, prove documentali e — soprattutto nelle cause di malasanità — sulle conclusioni dei periti tecnici. Non c’è spazio per l’emotività: conta la cartella clinica, il nesso causale, la prova del danno. Questo sistema è più prevedibile, ma anche più “freddo” rispetto al modello americano.
Il risarcimento non serve a punire, ma a riparare

La seconda differenza, forse la più importante, riguarda la funzione stessa del risarcimento. Negli USA, in molti casi è possibile ottenere i cosiddetti punitive damages: somme aggiuntive che non servono a compensare il danno subito, ma a punire il responsabile e a scoraggiare comportamenti analoghi in futuro. In alcune circostanze questi importi possono triplicare o decuplicare la cifra base. In Italia questo meccanismo non esiste come regola generale nel contenzioso sanitario. Il nostro sistema si fonda sulla funzione compensativa e riparatoria del risarcimento: l’obiettivo è riportare il danneggiato — per quanto possibile — nella situazione in cui si trovava prima del danno (restitutio in integrum). Il risarcimento copre la perdita economica subita (danno emergente), il mancato guadagno futuro (lucro cessante) e il danno non patrimoniale (biologico, morale, esistenziale). Niente di più, in linea di principio. Questo non significa che il sistema italiano sia ingiusto: significa che ha una logica diversa, meno punitiva e più tecnica.
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Le Tabelle di Milano: uniformità al posto della sorpresa
In Italia, il danno non patrimoniale — quello che non si misura in soldi, come la sofferenza fisica, la perdita di capacità lavorativa, il peggioramento della qualità della vita — viene calcolato attraverso le cosiddette Tabelle di Milano, riconosciute dalla Corte di Cassazione come riferimento a vocazione nazionale. Queste tabelle associano a ogni grado di invalidità permanente (o temporanea) un valore economico, determinato in base all’età della persona e alla percentuale di danno biologico accertata dai periti. Il risultato è un sistema standardizzato e prevedibile: il giudice può discostarsi dai valori tabellari solo in presenza di circostanze eccezionali, debitamente dimostrate. Il vantaggio è l’uniformità: casi simili vengono trattati in modo simile, in tutta Italia. Lo svantaggio, rispetto al modello americano, è che le somme sono “calcolabili in anticipo” e raramente raggiungono cifre sorprendenti.
La Legge Gelli-Bianco: chi è responsabile, il medico o l’ospedale?
Dal 2017, la responsabilità per malasanità in Italia è regolata dalla Legge n. 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco. Questa normativa ha introdotto una distinzione importante:
- La struttura sanitaria (ospedale, clinica) risponde in via contrattuale: ha l’obbligo di garantire una prestazione adeguata, e il paziente ha 10 anni di tempo per agire. L’onere della prova è più agevole per il paziente.
- Il singolo medico risponde invece in via extracontrattuale: il paziente deve dimostrare la colpa del professionista e il nesso causale con il danno, e ha solo 5 anni di tempo per agire.
Questa distinzione ha conseguenze pratiche rilevanti: nella maggior parte dei casi, è più conveniente agire contro la struttura. Inoltre, la legge richiede che nelle cause sanitarie i periti nominati dal giudice siano un medico legale affiancato da uno o più specialisti della disciplina coinvolta, il che rende la fase tecnica ancora più determinante.
Prima della causa: ATP e Mediazione sono obbligatori
Prima di poter presentare una causa civile per responsabilità sanitaria in Italia, la legge impone un passaggio preliminare obbligatorio. Chi salta questo step vede la propria domanda dichiarata improcedibile. Le opzioni sono due:
- Accertamento Tecnico Preventivo (ATP): un perito nominato dal giudice esamina la documentazione medica, valuta il danno e tenta una conciliazione tra le parti. È lo strumento preferito in ambito sanitario perché permette di avere subito una valutazione tecnica indipendente.
- Mediazione civile: un mediatore professionista aiuta le parti a trovare un accordo senza passare dal giudizio. È più rapida e meno costosa dell’ATP, ma manca di una valutazione tecnica strutturata.
Entrambe le procedure possono risolvere la controversia senza arrivare al processo: se la controparte (o la sua assicurazione) propone una cifra equa, accettarla può essere la scelta più ragionevole, soprattutto considerando i costi e i tempi di un giudizio ordinario.
Quanto costa davvero: il cuore della spesa è la perizia medica
Nelle cause di malasanità, la perizia è l’investimento più importante e più delicato.

Esistono due figure:
- Il CTP (Consulente Tecnico di Parte): è il medico legale o lo specialista che lavora per il paziente, analizza la documentazione, formula un’opinione tecnica e dialoga con i periti avversari. I costi variano liberamente: per una valutazione preliminare si stimano 800-2.500 euro; per un’attività completa con partecipazione alle operazioni peritali, 1.500-4.000 euro o più.
- Il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio): è il perito nominato dal giudice. Le sue spese sono anticipate dalle parti (spesso dal ricorrente) e possono successivamente essere poste a carico del soccombente. In un caso di media complessità, l’anticipo per la CTU varia da 1.000 a 3.000 euro; nei casi complessi o plurispecialistici, si può arrivare a 5.000-8.000 euro o più.
Senza una perizia solida, nessuna causa di malasanità ha basi concrete. Per questo, la prima cosa da fare è sempre una valutazione medico-legale preliminare, ancor prima di decidere se e come procedere. Anche questa valutazione può essere richiesta tramite il nostro studio.
Gli onorari dell’avvocato: meglio chiarire subito
Quando ci si rivolge a un legale, come per un caso di sinistro stradale o per ottenere un risarcimento per malpractice medica, è sempre opportuno chiarire fin dal principio quale sarà il suo onorario, laddove questo si possa quantificare, e il metodo di pagamento.
La parcella del legale può essere pagata principalmente in due modi:
- A percentuale: In questo caso si stabilisce una quota percentuale e l’avvocato percepirà il suo compenso qualora la causa venga vinta e il cliente ottenga il risarcimento – e non importa quanto tempo occorre per arrivare a ottenere il risarcimento.
- A tempo: Nella tariffa a tempo, invece, il parametro per stabilire il valore economico della parcella, è proprio il tempo.
- A parcella: il riferimento normativo per la liquidazione è il D.M. 55/2014, che prevede onorari secondo scaglioni di valore economico e secondo l’entità dell’attività svolta.
Da tenere a mente, come detto, che la parcella dell’avvocato è spesso pagata dalla controparte, totalmente o pro-quota.
Ciò detto, è sempre e comunque meglio mettere tutto in chiaro con il proprio legale ancora prima di intraprendere una causa. Sovente, l’accordo col legale prevede che l’avvocato sia pagato per una quota dalla assicurazione-controparte, e per una ulteriore quota dall’assistito, in applicazione del patto “pay per result”.
Come scegliere l’avvocato giusto?
Scegliere un avvocato non è mai una cosa semplice.

Purtroppo non sempre va bene alla prima, delle volte manca quel rapporto empatico che ci dovrebbe sempre essere tra legale e assistito, soprattutto in casi tanto delicati come quello che ho descritto.
È ovviamente importantissima, poi, una perfetta preparazione tecnica dell’avvocato: effettuare un corretto calcolo del danno biologico per un sinistro stradale non è così semplice come potrebbe sembrare. In ogni caso, sappi che puoi cambiare avvocato, se la tua scelta non si fosse dimostrata idonea alla situazione.
Se vuoi approfondire o sottoporci il Tuo caso per una analisi preliminare, non esitare e clicca qui.
I tempi: serve pazienza (molta)
Bisogna essere onesti: la giustizia civile italiana non è veloce. Ecco una stima realistica:
- Fase di ATP o mediazione: da 3 a 8 mesi circa.
- Primo grado di giudizio: da 2 a 4 anni, talvolta di più.
Il Ministero della Giustizia considera “a rischio arretrato” i procedimenti civili che superano i 3 anni in primo grado: purtroppo, nelle cause di malasanità, questo rischio è concreto.
Per evitare queste lungaggini, è fondamentale che il tuo avvocato imposti una seria e concreta trattativa stragiudiziale. Spesso, questo può farti evitare di “entrare” nei meandri del giudizio di Tribunale.
Conclusioni: cosa fare se pensi di essere vittima di malasanità
Se stai leggendo questo articolo perché tu o un tuo familiare avete subito un danno in ambito sanitario, ecco i consigli pratici più utili:
- Richiedi subito la cartella clinica completa: è la prova più importante di tutto il percorso.
- Fatti fare una valutazione medico-legale preliminare da un professionista qualificato: solo così saprai se hai una base concreta per agire.
- Non aspettarti un risarcimento “all’americana”: il sistema italiano è più contenuto, ma può comunque offrirti un ristoro significativo se il caso è fondato.
- Considera le alternative stragiudiziali (ATP, mediazione): spesso sono più rapide ed economiche del processo completo.
In Italia la causa di malasanità è meno “spettacolare” del modello americano, ma non è impossibile. Conta la qualità della documentazione, la solidità della perizia e la scelta di professionisti competenti. Prima di decidere qualsiasi cosa, informati: una buona valutazione iniziale vale più di qualsiasi aspettativa costruita sull’immaginario televisivo.


